Fundraising

Bootstrapping: cos’è e come usarlo per avviare una startup

1 Settembre 2022 Roberto Salamina

Come funziona il bootstrapping? Definizione, traduzione e vantaggi per le startup

Avviare la propria startup richiede necessariamente l’apporto di un capitale, anche se minimo, per affrontare le prime spese per il suo sostentamento. Il bootstrapping rappresenta una valida alternativa al recupero di capitali di rischio da terzi — come venture capital e business angel — data la mancanza di un business plan strutturato nelle prime fasi di vita dell’impresa. Per comprendere cos’è il bootstrapping ed i vantaggi e limiti dell’auto-finanziamento tramite capitale proprio e dei 3F (Family, Friends and Fools), abbiamo intervistato Roberto Salamina, co-founder di Senex. In questo articolo, andremo quindi a dare una definizione del bootstrap, differente dal significato attribuito in ambito informatico, e dei pratici consigli su come praticarlo al meglio per finanziare la propria startup. 

Ragazze co-founder che valutano il bootstrapping per finanziare la loro startup

Bootstrapping: cos’è? 

Come ci ricorda Roberto Salamina, esperto del mondo startup, nonché SEO e co-founder di Senex e del progetto Nipote in Affitto, “nel mondo informatico il bootstrap è proprio la fase di avvio di un device, vi è quindi una similitudine con il mondo startup dove questo termine indica la parte iniziale dell’avvio dell’azienda e, principalmente, si riferisce ad un avvio praticato utilizzando mezzi finanziari propri o comunque di amici e parenti”.
Per comprendere il concetto di bootstrapping cos’è, possiamo riassumerlo dunque un accumulo di risorse finanziarie, comunque limitate per lo sviluppo del business, derivanti da amici, parenti o dallo startupper stesso, per sostenere e sviluppare la business idea della startup che si trova nella primissima fase del ciclo di vita

Bootstrapping: significato

Con il termine bootstrapping si vuole definire una delle prime fasi di finanziamento della startup quando ancora non ha raggiunto i risultati che le permettono di cercare nuove fonti di finanziamento o investitori esterni come i business angel o venture capital. 

Bootstrapping nelle startup: quando usarlo? 

Come si può intuire dalla definizione di cos’è il bootstrapping, questo metodo per finanziare una startup viene generalmente impiegata nelle primissime fasi del ciclo di vita di una startup. Questo perché le prime fasi sono caratterizzate da grande incertezza dovuta alla mancanza di risultati concreti da sottoporre ad eventuali investitori esterni come business angels e venture capital come prova delle potenzialità del loro progetto di business.

Tuttavia, le attività di ricerca e sviluppo, analisi di mercato e ricerca del team per la startup comportano delle spese non indifferenti che potrebbero mettere in difficoltà le riserve economiche dell’impresa innovativa che non ha ben considerato il valore del burn rate (vedi qui) e portarla anche a non farcela, dato che, come sappiamo, una delle principali cause di fallimento delle startup consiste proprio nell’esaurimento delle risorse finanziarie.

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Lo stesso co-founder di Senex conferma come “la fase di bootstrapping serve proprio a validare il business model, e il bisogno che c’è dietro l’idea di impresa”. Motivo per cui, lo startupper, per sostenere e permettere lo sviluppo del business aziendale, dovrà ricorrere ad autofinanziamento attraverso l’utilizzo del proprio patrimonio economico o chiedendo aiuto ad amici e familiari che potrebbero avere fiducia nella business idea anche se non ancora sviluppata.
Ciò nonostante, Salamina tiene a precisare come: “non si possa fare sempre bootstrapping, specie in un mondo globalizzato dove viviamo. Sicuramente ha senso farlo nella prima fase per evitare di perdere tempo nella ricerca di capitale per la sopravvivenza. Utilizzare quindi le risorse di tempo che sarebbero state dedicate alla ricerca di finanziamenti nell’analisi del business e nella validazione del bisogno e del prodotto, o servizio, individuato come soluzione”.

Essendo una delle prime fasi del ciclo di vita di una startup più delicate sono in molti ad affidarsi ad incubatore per startup come SprintX, incubatore certificato dal MISE, composto da alcuni dei migliori professionisti in ambito startup.

Ragazze parlano dei vantaggi del bootstrapping per il loro business

Perché ogni startupper dovrebbe essere bootstrapper?

Abbiamo rivolto la domanda al nostro intervistato Roberto Salamina. Secondo il co-founder di Senex, “non è sempre corretto preferire il bootstrapping. Cos’è che lo rende uno strumento valido? Prima di tutto occorre tenere a mente le differenze tra PMI e startup. La prima tendenzialmente è un’azienda piccola, che inizia con le risorse proprie e cresce sempre con risorse proprie, sviluppa prodotti e servizi che sono già presenti nel mercato e quindi non ha bisogno di validare il mercato.
Il modello startup, invece, presuppone una crescita esponenziale e la creazione dei servizi e prodotti nuovi che non esistono sul mercato, e quindi il mercato va validato. Ha senso quindi la fase di bootstrapping all’inizio, per validare un nuovo modello di business, la fattibilità tecnica, soprattutto il mercato, il bisogno e la disponibilità dei clienti, specie degli early adopters (vedi qui). Dopo, secondo me, c’è bisogno di accesso al capitale di rischio per poter avere quella crescita esponenziale che caratterizza le imprese innovative”. 

Quindi, il motivo per cui ogni startupper dovrebbe essere bootstrapper risiede nelle opportunità di utilizzare il tempo, altrimenti impiegato per la ricerca di capitali di rischio e investitori, per le operazioni di validazione del mercato. Inoltre, l’utilizzo di capitale proprio potrebbe  portare i founder a ridurre al minimo i costi per il sostentamento dell’impresa innovativa, seguendo i principi finanziari del metodo lean per startup, ed eliminare ogni tipo di spreco.
Oltre a ciò, l’aumento del senso di responsabilità dovuto all’utilizzo del capitale proprio, e le conseguenze derivanti da un prematuro fallimento, potrebbero incentivare gli startupper a focalizzarsi al meglio sullo sviluppo della business idea e sull’individuazione di innovative metodologie per aumentare i ricavi e ridurre i costi. Infine, non è da sottovalutare la possibilità di poter scegliere con la giusta calma i gli investitori da far entrare, evitando di includere nel progetto individui che vanno in contrasto con la propria idea di business e di futuro della startup stessa. 

Vantaggi del bootstrapping 

Abbiamo definito quando uno startupper dovrebbe ricorrere al bootstrapping, cos’è, e la validità di questo mezzo finanziario. Ma quali sono i motivi per cui decidere di impiegare le proprie risorse finanziarie per un progetto ad alto rischio? Alcuni dei vantaggi nell’utilizzare il bootstrapping nelle prime fasi di vita della startup sono state esposte nel paragrafo precedente. Tuttavia, merita un’attenzione particolare la difficoltà che hanno gli startupper nel trovare investitori che apportino il capitale a rischio necessario per lo sviluppo dell’impresa innovativa. I motivi possono essere molteplici e riguardare: 

  • La mancanza di un prototipo da testare; 
  • La mancanza di uno storico che ne consenta di valutare l’affidabilità del progetto di business; 
  • Un team ancora non completo o reputato inesperto e inadatto; 
  • Un’exit non redditizia;
  • La mancanza di dati e prove a supporto della fattibilità dell’idea di business. 

A queste possiamo aggiungere un vantaggio evidenziato da Roberto Salamina, ovvero la possibilità da parte dei “founder di vere completa padronanza dell’azienda e completa flessibilità,” in modo che questi possano “concentrare i loro sforzi sul business, cosa molto importante”. 

Tutte queste ragioni, sommate alla condizioni poste dai primi investitori esteri solitamente vincolanti e non ottimali per l’impresa, portano a confermare il bootstrapping come la scelta migliore per la startup.


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Startupper felice per aver concluso un accordo di finanziamento tramite il bootstrapping

Limiti 

Dopo aver visto i benefici che si hanno nell’optare per il bootstrapping, cos’è che lo rende uno strumento così valido, vediamo anche quali sono i suoi limiti. Nello scegliere il bootstrapping come strategia di autofinanziamento della startup vi sono limiti, o svantaggi, come l’utilizzo di capitale economico proprio che non permetterebbe il sufficiente apporto di capitale economico per la crescita della startup. Vi è inoltre la necessità di dedicare maggiore tempo e attenzione, talvolta con un carico notevole di stress e preoccupazioni, per aver rischiato il patrimonio economico proprio e di amici e familiari, portando ad una perdita di lucidità.
Anche in questo caso Salamina aggiunge un ulteriore spunto di riflessione, ricordando che “con il bootstrap si arriva ad un certo punto e poi ci si blocca, oppure si trova un modello di business che permette all’azienda di autofinanziarsi. Quello che purtroppo succede spesso in Italia dove alcune startup nascono come tali ma poi si tramutano in società di consulenza perché è l’unico modo per finanziarsi velocemente”./p>

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Consigli 

Capiamo bene che prendere una decisione del genere non è facile e spesso si potrebbe avere l’impressione di rischiare troppo per un progetto che probabilmente non porterà a nulla. Per questo motivo vogliamo darvi dei pratici suggerimenti per facilitare il successo del bootstrapping. Questi sono: 

  • Focalizzatevi sull’abbattimento dei costi, delle spese superflue e di tutti gli sprechi in modo tale da poter sopravvivere con il minimo impiego di denaro; 
  • Scegliete bene i collaboratori e soci della startup, preferendo collaboratori con competenze utili in modo da internalizzare quante più attività possibile e soci che abbiamo il capitale economico per supportare l’impresa innovativa nelle prime fasi; 
  • Adottate la logica e gli accorgimenti del metodo lean startup, volto a sviluppare il progetto di business con il minor impiego di denaro possibile

Ai nostri, vogliamo aggiungere i preziosi consigli dell’intervistato Roberto Salamina

  • Per fare impresa si consiglia sempre di essere in compagnia, senza esagerare perchè troppe teste potrebbero non concludere niente;
  • Valutare attentamente il cash flow in quanto rappresenta una metrica utile a capire le risorse a disposizione. Capire quante risorse abbiamo, quante siamo disposti a investirle nell’azienda, quanto tempo siamo disposti a dedicare al progetto innovativo;
  • Creare una di road map di progetto e darsi degli obiettivi che possano dire se questa idea ha un mercato e definire attentamente tutto ciò che serve a arrivare determinati obiettivi;
  • All’inizio non bisogna mai investire nella tecnologia, ma sulla validazione del progetto di business. Per abbattere i costi si consiglia, prima di sviluppare una piattaforma, di investire le proprie risorse di tempo nella validazione. Per abbattere i costi bisogna concentrarsi sulla validazione e non sulla tecnologia. La tecnologia deve essere il mezzo per scalare o arrivare al successo ma dobbiamo vendere la value proposition.

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