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Minimum viable product (MVP): cos’è, come realizzarlo ed esempi

19 Dicembre 2022 Gianluca Marzulli

Perchè è così importante per una startup l’MVP e come crearlo? Scopriamolo insieme

Il Minimum Viable Product (MVP), o prodotto minimo funzionante, è uno dei pilastri del metodo lean startup. L’MVP ha come obiettivo quello di realizzare un prodotto con le caratteristiche minime per essere utilizzato dai primi clienti e raccogliere i feedback necessari al miglioramento e al perfezionamento della sua versione finale. Con l’aiuto dell’esperto Digital Product & Innovation Manager Gianluca Marzulli vedremo cos’è l’MVP, che significa in ambito startup, perché è così importante e quali sono le caratteristiche chiave per realizzarlo.

Ragazzi del team startup che lavorano alla realizzazione del Minimum Viable Product (MVP)

Minimum viable product (MVP): cos’è?

Il minimum viable product, conosciuto anche con l’acronimo MVP o, nella traduzione italiana, “prodotto minimo funzionante” rappresenta per le startup un prezioso strumento per la realizzazione di prodotti e servizi. L’MVP è, come dice il nome stesso, la versione essenziale di un prodotto dotata di quelle caratteristiche minime e necessarie al funzionamento e affinchè possa essere adottata dagli utenti così da raccoglierne feedback per il miglioramento.

Nel mondo startup, così come in economia, informatica e marketing, il minimum viable product è essenziale non solo nel processo di innovazione e costruzione di un prodotto, affinchè possa essere calzante con le necessità dell’utente, ma permette anche di investire saggiamente le proprie risorse in una versione del prodotto più essenziale e più economica di una versione definitiva.

Di MVP oggi ne parliamo con Gianluca Marzulli, Co-Founder e Startup Studio Manager di VeniSIA, ed esperto di validazione e innovazione digitale di prodotto. Abbiamo rivolto diverse domande a Gianluca per comprendere meglio cos’è un minimum viable product o mvp, come costruirne uno e perchè è così importante per un giovane startupper.

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Il nostro esperto ci tiene a darci subito la sua definizione di minimum viable product, in italiano “prodotto minimo funzionante”:: “quel minimo insieme di funzionalità che ci permette di validare il concept e le assunzioni di maggior rischio legate al nostro prodotto/servizio. In altre parole è la versione più semplice, ma ben rifinita, del prodotto finale, consegnato al mercato con bug minimi e minori”.

Definizione e significato di MVP

Il significato di minimum viable product, di cui l’acronimo MVP, corrisponde alla traduzione italiana di “prodotto minimo funzionate”, da non confondere con il termine NBA MVP, ovvero “most valuable player”, utilizzato in ambito sportivo per indicare e premiare il giocatore migliore di un match o competizione.

Ma cosa significa MVP? Il termine è stato coniato da Frank Robinson, ma reso celebre da Eric Ries, pioniere del movimento lean start-up, nel suo libro “The Lean Startup”, manifesto del metodo lean per startup, dove afferma che: “Il Minimum viable product (MVP) è la versione di un nuovo prodotto che permette ad un team di raccogliere la massima quantità di informazioni validate sui clienti con il minimo sforzo”.
Il significato di minimum viable product definita da Frank Robinson nel 2001 era invece di “prodotto con il più alto ROI rispetto al rischio”.

Il MVP in informatica, imprenditoria e marketing è un concetto fondamentale: vediamo perché.

Perchè è importante definire il minimum viable product?

Per iniziare abbiamo chiesto a Gianluca Marzulli perchè, per chi fa startup, l’MVP è così importante e perchè nella realizzazione di prodotti o servizi dovremmo sempre partire da un prodotto minimo funzionante. Secondo il nostro esperto, per comprendere l’importanza del minimum viable product è bene partire dalla definizione che Eric Ries dà di una startup: “Una startup è un’organizzazione umana progettata per creare un nuovo prodotto o servizio in condizioni di estrema incertezza.”

Per uno startupper – ci dice Gianluca – l’incertezza è quel fattore costante con cui una startup dovrà imparare a convivere dal giorno zero all’eventuale e auspicata exit. Oltre all’incertezza altre due grandi preoccupazioni incombono sulla testa di ogni startup: tempo e soldi. Incertezza, poco tempo e budget limitato sono le leve che determinano la criticità e l’importanza di un buon MVP.

L’obiettivo è infatti creare una prima versione del prodotto o servizio, che sia sufficiente a risolvere il problema (o bisogno) dei nostri utenti, nel minor tempo possibile e rispettando i vincoli di budget a disposizione. L’MVP permette quindi di testare fin da subito il prodotto oggetto del progetto di business, validarlo e raggiungere il problem-solution fit, prima di realizzare il prototipo finale.

Per approfondire come validare un’idea di business ti invitiamo alla lettura del nostro articolo dedicato.

Vantaggi di partire con un MVP per una startup

Secondo Gianluca Marzulli sono tante le agevolazioni che un minimum viable product può apportare a una startup e sono suddivisibili in tre categorie:

  • Convalida e focus sulla proposta di valore:
    • Convalidare le ipotesi dell’idea di prodotto/servizio con dati reali;
    • Convalidare il modello di business;
    • Verificare se il prodotto è necessario (è di valore per l’utente) senza sviluppare il prodotto completo;
    • Accelerare la comprensione sui bisogni degli utenti e su come iterare gli sviluppi del prodotto per soddisfarli;
    • Concentrare l’attenzione sugli elementi di valore fondamentale.
    • Partecipare più facilmente a bandi, call e competition per startup.
  • Acquisizione anticipata dei clienti:
    • Costruire relazioni con i clienti attraverso i feedback;
    • Far crescere una base di utenti pre-lancio.
  • Ottimizzazione delle risorse:
    • Entrare nel mercato più velocemente, ottenendo un vantaggio competitivo;
    • Ridurre il time-to-market per il rilascio di nuove funzionalità;
    • Ridurre al minimo le ore di sviluppo sprecate concentrandoti sulle funzionalità principali più importanti;
    • Risparmiare denaro: se la tua idea si rivela un fallimento, e sarà necessario progettare un pivot, almeno non hai speso molti soldi!

Data l’importanza e i tanti benefici dell’utilizzo dell’MVP, sono molti i giovani startupper che, data la loro poca esperienza nel settore, decidono di affidarsi ad incubatori certificati per startup, come SprintX, per la definizione del minimum viable product.

Quali sono le caratteristiche dell’MVP?

Il minimum viable product, per essere efficiente, deve possedere delle caratteristiche fondamentali che lo differenziano da un comune prototipo e dal prodotto finale. Con l’aiuto di Gianluca Marzulli, andiamo ora a definire le caratteristiche che l’MVP deve avere:

  • Riuscire a rispondere in maniera sufficiente al problema (o bisogno) dell’utente. Se non garantiamo questo, l’utente non sarà mai disposto a pagare per il nostro servizio;
  • Essere coerente con la visione a lungo termine della startup. Non si crea un MVP in una startup per distruggerlo o cestinarlo completamente nella fase successiva. Si crea un MVP per andarlo a migliorare ad ogni iterazione di prodotto successiva, raccogliendo in un iter continuo i feedback dei propri utenti, fino ad arrivare a coprire per intero il perimetro immaginato nella vision iniziale;
  • Avere un costo contenuto, compatibile con la fase iniziale di una startup. Non sappiamo ancora se il prodotto/servizio funzionerà, quindi prima di costruire un grattacielo e scoprire solo una volta ultimate le rifiniture del tetto, che nessuno ha budget o è interessato a comprare immobili in quella zona, partiamo da costruire la prima unità abitativa;
  • Essere realizzabile in un intervallo di tempo limitato. Ogni startup deve arrivare il prima possibile a confrontarsi direttamente con l’utente finale, per raccogliere quanto prima feedback e aggiustare il tiro del proprio prodotto o servizio rispetto alle reali richieste ed esigenze del mercato. Prima ricevi un feedback sulla tua idea, minori sono le possibilità di sprecare tempo e denaro;
  • Essere funzionale, senza fronzoli. Deve contenere solo ed esclusivamente le funzionalità core, in grado di rispondere al bisogno o problema dell’utente, senza perdersi in funzionalità accessorie (e non verificate) e senza focalizzarsi su arricchire eccessivamente la parte grafica.
Co-founder startup che progettano il Minimum Viable Product (MVP)

Quali sono le diverse tipologie di MVP?

In letteratura sono presenti diverse tipologie di minimum viable product (MVP). Questo perchè, come ci ricorda Gianluca Marzulli: “i prodotti o servizi disponibili sul mercato hanno caratteristiche totalmente differenti tra loro e dipendono da:

  • Natura del prodotto/servizio: fisico o digitale;
  • Modello di business: B2B (prodotto rivolto alle aziende) o B2C (prodotto rivolto ad utenti finali);
  • Mercato/settore di riferimento: banking, retail, food…

Motivo per cui gli MVP possono differire molto per forma e complessità e non esiste quindi un unico modello o MVP stardard. In generale, come sostiene Marzulli “possiamo classificare le tipologie di MVP in due macro categorie: MVP a bassa fedeltà e ad alta fedeltà. Quale scegli dipenderà dalla fase in cui la startup si trova”.

Gli MVP a bassa fedeltà vengono utilizzati per:

  • Comprendere meglio i problemi dei tuoi clienti;
  • Verificare quanto sia preziosa e utile la tua soluzione per i clienti;
  • Scoprire se vale la pena risolvere il problema;
  • Indagare quale tipo di soluzione sarebbe la migliore per il cliente.

Gli MVP ad alta fedeltà vengono utilizzati per:

  • Scoprire quanto i clienti sono disposti a pagare per il tuo prodotto;
  • Acquisire i primi utenti e rafforzare il prodotto sul mercato;
  • Definire e ottimizzare la strategia di marketing della startup;
  • Mettere alla prova la tua proposta di valore, call to action e canali di comunicazione;
  • Trovare le migliori strategie di crescita.

Vediamo nel dettaglio e con il supporto di Gianluca Marzulli diverse tipologie di MVP:

  • Video Demo;
  • Landing Page;
  • Crowd-funding;
  • Piecemeal;
  • Concierge;
  • Mago di Oz;
  • Single Feature;
  • No-Code Software.

Video Demo (MVP a Bassa Fedeltà)

I video demo, secondo Marzulli, possono essere una buona alternativa agli MVP. Possono presentare l’idea, dimostrare come funziona e promuovere il prodotto.

Esempio: Dropbox

Un esempio illustre è il video utilizzato da Dropbox per il lancio del proprio prodotto, che all’epoca era molto innovativo.
Grazie al video, in cui vengono dimostrate tutte le principali funzionalità del prodotto, Dropbox ha ricevuto abbastanza supporto da parte degli utenti per ottenere finanziamenti.

Landing Page (MVP a Bassa Fedeltà)

La landing page è un MVP particolarmente indicato per una startup. Solitamente si tratta di una pagina web, semplice ed essenziale, in cui racchiudere:

  • La proposta di valore del prodotto;
  • Le caratteristiche chiave;
  • I vantaggi.

Lo stesso ricorda come viene solitamente utilizzata per convalidare idee di business, ma può essere adottata anche per testare set di funzionalità e nuovi concetti, come visto nell’articolo dedicato allo smoke test..
Non è una pagina di “Coming soon”: l’obiettivo è infatti raccogliere quanti più dati possibile dagli utenti. Ciò significa:

  • Impostare strumenti di Analytics;
  • Raccogliere dati di contatto degli utenti;
  • Inviare comunicazioni a (e dialogare con) coloro che si iscrivono.

Una landing page può essere considerata MVP solo se riproduce un flusso realistico di registrazione/acquisto per gli utenti:

  • Gli utenti comprendono i dettagli del servizio;
  • Gli utenti hanno visibilità su i prezzi;
  • Gli utenti cliccano su dei pulsanti (Call to action) per iscriversi al servizio, acquistarlo, ecc;
  • Gli utenti inseriscono i propri dati.

Esempio: Buffer

Buffer è una piattaforma di tool di social marketing.
Nella prima versione del loro servizio, ha creato una semplice landing page, che mostrava cosa fosse Buffer, il costo dei 3 diversi piani di servizio e una call to action (pulsante) per registrarsi ed essere informati una volta che il servizio sarebbe stato disponibile (rilasciato).
“Una volta che hanno raccolto un numero sufficiente di persone iscritte per i piani a pagamento, hanno creato la prima versione del prodotto, con un set di funzionalità minimo, così da permettere agli utenti di usarlo e raccogliere più feedback possibili, in tempi rapidi, dagli utilizzatori del servizio,” ci spiega Marzulli.

Esistono diversi strumenti più o meno semplici per sviluppare una landing page come ad esempio Elementor PRO, altri plugin di WordPress, Wix, Unbounce, Squarespace, Leadpages e molti altri.

Crowdfunding (MVP ad Alta Fedeltà)

Molti pensano al crowdfunding come una piattaforma utile solo a rispondere alle proprie esigenze economiche (di finanziamento). Tuttavia, come ci ricorda Marzulli: “viste da un’altra prospettiva, queste piattaforme permettono alle startup di prodotto di dire “se mi dai i soldi, creo questa roba, altrimenti no”. Quale convalida migliore di questa?”

Non tutti i prodotti andranno bene con il crowdfunding, ma quelli che lo fanno possono prendere due piccioni con una fava: ottenere un MVP convalidato e fondi.

Esempio: Oculus Rift (Visore di Virtual Reality)

Il prodotto è stato sviluppato grazie ad una campagna su KickStarter (una delle piattaforme più famose di product crowdfunding).
Il loro obiettivo era di $ 250.000 in modo che potessero portare rapidamente il loro prodotto nelle mani degli sviluppatori di giochi, ma alla fine hanno invece raccolto $ 2.437.429.

Piecemeal (MVP ad Alta Fedeltà)

Con l’MVP piecemeal “la logica è quella di creare un prodotto/servizio, mettendo assieme e assemblando diversi pezzi, sfruttando tool e tecnologie esistenti sul mercato: una specie di puzzle o di Frankenstein,” ci spiega Marzulli. “Con un MVP Piecemeal, utilizzi strumenti e servizi esistenti per creare un prodotto funzionante. In genere si utilizzano una serie di tecnologie esistenti, il che significa un maggiore fabbisogno di risorse umane”.

Esempio: Groupon

Ad esempio, Groupon, nota azienda di coupon e offerte, ha iniziato come un piecemeal MVP. I fondatori non si aspettavano entrate dal progetto, quindi hanno utilizzato WordPress per creare il loro sito.
Sul sito web hanno pubblicato offerte giornaliere sotto forma di semplici post sul blog, inclusi i dettagli rilevanti di ogni affare. Hanno generato i coupon manualmente in file PDF, utilizzando FileMaker. Quindi hanno inviato i PDF nelle e-mail come allegato agli acquirenti.
Groupon si è concentrato sulla promozione del blog e sulla fornitura del valore fondamentale prima di sviluppare qualsiasi tecnologia unica. Una volta che i fondatori hanno sentito che c’era un forte fit prodotto-mercato, hanno iniziato a sviluppare la loro vera tecnologia.

Concierge (MVP ad Alta Fedeltà)

Con un concierge MVP, secondo l’esperto Gianluca Marzulli: “convalidi la tua idea di prodotto fornendo i servizi principali in modo completamente manuale (ma non necessariamente gratuitamente) a un piccolo gruppo di early adopter. I maggiori vantaggi di questo modello sono la mancanza di costi di sviluppo, la crescita della base clienti e l’analisi del pubblico”.

Esempio: Food on the table (delivery)

Food on the Table (successivamente acquisito) è uno degli esempi più noti di concierge MVP.
Questa applicazione mobile ha raccolto le preferenze alimentari degli utenti e quindi ha suggerito ricette e negozi di alimentari con le migliori offerte per quelle ricette.
Ciò avrebbe richiesto uno sviluppo importante: app mobile, integrazione con gli store e molto altro. Anziché investire in tutto ciò, inizialmente i fondatori hanno trovato degli early adopter, hanno visitato personalmente le loro case una volta alla settimana per imparare e raccogliere le loro preferenze alimentari. A questo punto hanno creato manualmente le ricette, acquistato i generi alimentari richiesti dalle ricette e li hanno consegnati di persona ai primi utenti.

Mago di Oz (MVP ad Alta Fedeltà)

Come ci fa notare Marzulli, si tratta di una tipologia “molto simile al concierge MVP, con la differenza che in questo caso gli utenti finali non sanno (e non si accorgono) che tutto è gestito manualmente, perchè il prodotto non è ancora pronto o completo”.

Secondo l’intervistato: “con questo metodo, crei una facciata che dia ai tuoi potenziali clienti l’impressione che tu abbia un prodotto funzionante e finito e che loro lo possano già utilizzare realmente. Per sostituire la tecnologia alla base del prodotto si utilizzano le risorse umane. Il che rende questo metodo davvero dispendioso in termini di tempo.
D’altra parte, ti darà un feedback abbastanza sicuro su quanto sia desiderabile il tuo prodotto”.

Esempio: Zappos (marketplace)

Zappos è uno degli esempi più famosi di questo modello. Nick Swinmurn, il fondatore, ha voluto mettere alla prova la sua ipotesi, che le persone volessero acquistare scarpe online.
Scattò foto di scarpe nei negozi e le pubblicò su un semplice sito web chiamato Zappos. Quando qualcuno acquistava una scarpa sul sito Web, andava al negozio, le acquistava, le spediva e gestiva i pagamenti.
Oggi Zappos vale miliardi ed è stata recentemente acquisita da Amazon per 880 milioni di dollari.

Single Feature (MVP ad Alta Fedeltà)

Secondo Marzulli: “questo MVP, in modo simile alla regola 80:20, si concentra sulla regola secondo cui l’80% del valore di un servizio/prodotto, è portato dalla sola caratteristica (o funzionalità) principale”.

Esempio: Virgin Airlines, Forsquare

Il Virgin Airlines MVP era un unico aereo che volava avanti e indietro tra due città. Solo dopo aver testato il concetto e migliorato il servizio si sono ampliati.
Foursquare è stata lanciata come una semplice app mobile che consentiva alle persone di effettuare il check-in in determinati luoghi e guadagnare punti.
Nessun design unico, nessuna funzionalità pazzesca, solo una singola funzionalità.

No-Code Software (MVP ad Alta Fedeltà)

Infine, come ci ricorda Gianluca Marzulli: “esistono ad oggi sul mercato diversi tool no-code che permettono di sviluppare App e piattaforme web, anche abbastanza complesse e integrate a basi di dati (es via API) senza dover necessariamente conoscere la programmazione e senza investire grandi budget né tempo”.
I tool più famosi per creare questo tipo di MVP sono senza dubbio: Bubble, Adalo, Softr, e molti altri.


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Ragazzi del team startup che ragionano su come progettare il Minimum Viable Product (MVP)

Come scegliere la tipologia di MVP da utilizzare

Viste le diverse tipologie di mvp presenti, sorge spontaneo chiedersi quale scegliere. Secondo il nostro esperto “sono diversi i fattori che vanno considerati quando devi scegliere quale sia il modello di MVP più giusto per la tua startup”:

  • Necessità o preferenze del pubblico target. Se ad esempio stai creando un prodotto per gli sviluppatori, molto probabilmente non avrai successo con una semplice landing page. A loro piace vedere i prodotti in azione;
  • Canali per raggiungere il tuo pubblico. Ad esempio, se i tuoi utenti sono geograficamente lontani, un prototipo o un MVP Concierge non sarà la scelta migliore, poiché nella maggior parte dei casi richiedono la presenza personale, fisica;
  • Risorse disponibili. Scegli un modello di MVP che puoi gestire con le tue risorse. Un concierge MVP potrebbe sembrare allettante, ma se non hai le risorse per gestire manualmente il lavoro di back-end sei pronto per il fallimento;
  • Budget. Questo è abbastanza semplice: scegli un modello adatto al tuo budget/alle tue finanze;
  • Scadenze. Se hai bisogno di muoverti rapidamente per qualche motivo, scegli un modello che puoi creare e testare velocemente. Ad esempio una lading page;
  • Complessità dell’idea. Per un prodotto più complesso, non basterà un wireframe o una landing page per riuscire a spiegare e dimostrare appieno il vero valore del progetto.

Come realizzare il minimum viable product

Per la realizzazione del minimum viable product è necessario che il team della startup si focalizzi sull’abbattere lo spreco di tempo e denaro. Servirà quindi realizzare un prodotto minimo che abbia le caratteristiche essenziali per rispondere alle esigenze individuate, tralasciando gli elementi del prodotto più avanzati, realizzandoli nel corso del tempo con l’ausilio dei feedback ricevuti dai primi utilizzatori. Tra i diversi scenari possibili è anche probabile che il prodotto ideato si riveli un completo fallimento o che non soddisfi a pieno i bisogni individuati. Pertanto è fondamentale, in chiave di un risparmio delle risorse già limitate, che non vengano sprecate inutilmente risorse finanziarie per la creazione di un prodotto che non rispecchia i desideri degli utenti.
In conclusione, in linea con il pensiero dell’esperto Gianluca Marzulli: “per realizzare un buon MVP al netto della scelta del modello più adatto, tra quelli mostrati in precedenza, è fondamentale aver prima completato una serie di step tra cui:

  • Convalidare l’idea;
  • Disegnare i flussi del servizio/prodotto;
  • Prioritizzare le funzionalità;
  • Definire delle metriche oggettive;
  • Sviluppare una versione grafica del servizio;
  • Individuare dei tester.”

Con l’aiuto di Marzulli, vediamo più nel dettaglio in cosa consistono questi step utili alla creazione dell’MVP.

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Convalidare l’idea

Secondo Marzulli, il primo step per la definizione dell’MVP è rappresentato dalla convalidazione dell’idea. Quindi: “Assicurati di aver compreso a fondo:

  • Il problema/bisogno degli utenti;
  • La clientela target (early adopter), ovvero quelle tipologie di utenti/clienti che vivono il problema/bisogno con maggiore intensità, e in quanto tali sono particolarmente interessate a risolverlo e disposte a pagare per ottenere un beneficio.

Disegnare i flussi del servizio/prodotto

In questo secondo step Marzulli suggerisce di: “immaginare step by step cosa deve fare l’utente, dal momento in cui scopre per la prima volta il servizio, al momento dell’acquisto, fino al riutilizzo del servizio ed eventuale passaparola”.

Prioritizzare le funzionalità

Marzulli prosegue poi affermando che: “sulla base degli insight raccolti durante le interviste, e dei feedback ottenuti dagli utenti, è necessario prioritizzare e individuare le funzionalità core, ovvero quelle di maggior valore per gli utenti (e per convalidare il tuo modello di business) e focalizzarsi solo sullo sviluppo di quelle”.

Definire delle metriche oggettive

Per quanto concerne il quarto step per la creazione dell’MVP, Marzulli sostiene che: “prima di iniziare qualunque tipo di test, sia un MVP a bassa fedeltà o ad alta, definisci a monte quale sia la metrica chiave per giudicare superato o fallito l’esperimento. Es. 4 utenti su 10 si sono registrati al servizio tramite la landing page”.

Sviluppare una versione grafica del servizio

Il quinto step, secondo Marzulli, è: “tipicamente la fase di MVP è preceduta dalla realizzazione di un prototipo: uno strumento usato da team di prodotto per convalidare in anticipo, con utenti e stakeholder, il design, l’usabilità e le funzionalità stesse del prodotto, senza andarlo a sviluppare, scrivere codice o produrre fisicamente”.

Individuare dei tester

Infine, con questo ultimo step Marzulli suggerisce di: “individuare un gruppo ristretto di tester a cui mostrare il prototipo grafico per ottenere feedback sulla soluzione e passare allo sviluppo del MVP, una volta che la soluzione grafica è stata convalidata dagli utenti”.

Strumenti e tool utili alla creazione del minimum viable product

L’utilizzo di strumenti e tool, specie se gratuiti, sono un’ottima soluzione per la realizzazione di un Minimum Viable Product a costo minimo, secondo i principi del metodo lean. In questo paragrafo vi elenchiamo quindi alcuni tool tra i più apprezzati e utilizzati per la realizzazione dell’MVP.

Balsamiq Wireframes

Balsamiq Wireframes è un tool utile per la realizzazione del wireframe, la spina dorsale del progetto che include gli elementi principali e funzionali del prodotto o servizio.

WordPress

WordPress molto conosciuto per il molteplice utilizzo per la realizzazione di diversi siti internet, vetrina e funzionali. Il tool ti permette di creare facilmente un sito web o una piattaforma di presentazione.

Webflow

Anche Webflow, come WordPress, viene molto utilizzato per la facilità con cui è possibile progettare e creare siti web anche per chi non si reputa un esperto.

Shopify

Shopify è probabilmente uno dei siti più conosciuti al mondo per la facilità con cui è possibile realizzare in pochi passi un sito e-commerce funzionante.

Mailchimp

Per la raccolta di contatti dei clienti e per attuare una strategia di email marketing uno dei tool più utilizzati per la sua facilità di applicazione è sicuramente Mailchimp.

Costi e tempi di realizzazione dell’MVP

Secondo quanto già accennato nella definizione di Minimum Viable Product, affinchè sia efficiente l’MVP deve essere caratterizzato da un basso costo di realizzazione e tempi di sviluppo brevi. In particolare, si tende a stimare un costo che varia dai 1000 ai 5000 euro per la realizzazione dell’MVP, a seconda che sia sviluppato internamento o da un’agenzia esterna, con tempi di realizzazione non superiori ad un mese.

Minimum viable product e minimum marketable product (MMP): differenze

Nonostante la chiara definizione di minimum viable product (MVP), molto spesso si tende a confonderlo con il minimum marketable product (MMP). Mentre lo scopo dell’MVP è quello di lanciare un prodotto che soddisfi le esigenze del segmento target con l’obiettivo di ottenere dei feedback utili a comprendere meglio di cosa l’utente ha bisogno, con l’MMP si vuole realizzare un prodotto funzionante, che soddisfi l’esperienza dell’utente e che abbia un preciso valore commerciale.

Ringraziamo Gianluca per la sua disponibilità e vi invitiamo a seguirlo su LinkedIn.

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