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Work for Equity: Cos’è e Vantaggi per Startup e PMI Innovative

9 Aprile 2024 SprintX

Cos’è il contratto di work for equity e come funziona

Negli ultimi anni il work for equity si sta affermando come uno strumento strategico di grande interesse, in particolare nel mondo delle startup e delle PMI innovative. Ma quali sono le reali potenzialità di questo modello di contratto per le giovani imprese in cerca di crescita? In questo articolo, esploreremo in che modo il work for equity può rappresentare una soluzione efficace per le startup, offrendo una panoramica completa su cos’è e come funziona, sulle modalità operative, i vantaggi le possibili limitazioni. Se sei un imprenditore alla ricerca di opportunità innovative per sviluppare la tua startup, ti invitiamo a proseguire nella lettura per scoprire come il work for equity possa essere la chiave per il tuo successo.

Gruppo di professionisti che discutono dati di performance, esempio di team work for equity.

Cos’è il work for equity?

Il termine “work for equity” descrive un innovativo strumento di remunerazione introdotto dal Decreto Crescita 2.0 (D.L. n. 179/2012) e successivamente esteso alle PMI innovative (D.L. n. 3/2015), che permette alle startup e alle PMI di retribuire professionisti esterni – quali consulenti, avvocati, commercialisti – non attraverso compensi monetari, ma mediante l’assegnazione di azioni, quote o strumenti finanziari partecipativi dell’impresa.

Questa modalità di pagamento è stata ideata per consentire alle giovani imprese, spesso limitate da risorse finanziarie ristrette, di accedere a servizi professionali qualificati necessari per il loro sviluppo e crescita. Inoltre, il work for equity presenta vantaggi non solo per le aziende, che possono così operare senza un immediato dispendio di liquidità, ma anche per i professionisti coinvolti, che si vedono offrire la possibilità di partecipare direttamente agli utili e al successo dell’azienda.

Nonostante la sua indubbia utilità, il work for equity si scontra talvolta con una disciplina giuridica non pienamente sviluppata e con complessità operative legate alla valutazione delle quote o azioni da assegnare. Questi ostacoli possono frenare l’adozione di tale modello contrattuale, richiedendo una pianificazione accurata e una valutazione attenta del piano di work for equity. In questo contesto, le startup possono considerare l’uso di strumenti alternativi come il safe agreement, che offre un approccio semplificato al finanziamento iniziale. Questi ostacoli possono frenare l’adozione di tale modello contrattuale, richiedendo una pianificazione accurata e una valutazione attenta del piano di work for equity.

Ciononostante, il work for equity rappresenta una forma di pagamento intelligente e strategica che consente alle startup e PMI innovative di sfruttare competenze professionali senza gravare sulle proprie finanze (tanto da essere spesso vista come un metodo per finanziare le startup), incentivando nel contempo i collaboratori a investire nel futuro dell’impresa. Dopo aver esplorato i benefici del work for equity, potresti chiederti come questo modello potrebbe essere applicato concretamente nella tua startup. Non perdere l’opportunità di ottenere una consulenza personalizzata che ti guiderà attraverso ogni fase del processo.

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Chi sono i beneficiari?

I principali beneficiari del work for equity sono i professionisti e i consulenti aziendali che forniscono servizi qualificati alle startup e PMI innovative. Questi soggetti, che possono includere esperti legali, finanziari, di marketing e di altri settori chiave per lo sviluppo aziendale, ricevono in cambio delle loro prestazioni azioni, quote o strumenti finanziari partecipativi dell’impresa.

La possibilità di beneficiare di tale sistema è estesa a tutti i fornitori di opere e servizi esterni all’azienda, diversamente dai lavoratori dipendenti e dai collaboratori continuativi, per i quali si applica la normativa specifica sui piani di incentivazione azionaria. In questo modo, anche i professionisti esterni possono essere coinvolti in piani di incentivazione simili a quelli previsti per gli amministratori, i dipendenti e i top manager dell’azienda.

Il piano di work for equity può essere implementato sia dalle società per azioni (SpA) sia dalle società a responsabilità limitata (Srl), purché queste ultime siano classificate come PMI o startup innovative. Non è invece possibile adottare questo meccanismo nelle Srl semplificate.

In particolare, le startup innovative beneficiano di un regime fiscale e contributivo favorevole: il reddito derivante dall’assegnazione di azioni o quote non è imponibile ai fini fiscali e contributivi fino alla loro eventuale cessione o distribuzione dei dividendi.

Dunque, i collaboratori esterni come prestatori d’opera autonomi o consulenti con partita IVA, così come dipendenti e amministratori della società, possono essere inclusi tra i beneficiari del work for equity. Essi rappresentano le figure professionali che spesso accettano un compenso in quote societarie anziché un pagamento in denaro per i servizi forniti alle nascenti imprese innovative.

Come funziona il work for equity?

Come abbiamo visto, il work for equity è un meccanismo attraverso il quale le imprese possono remunerare i collaboratori esterni assegnando loro quote o azioni della società in cambio del lavoro svolto. Questo modello contrattuale si rivela particolarmente efficace per incentivare un maggiore impegno da parte dei fornitori di beni e servizi, poiché acquisendo la qualifica di soci, questi ultimi acquisiscono un interesse diretto nella crescita e nel successo dell’impresa, con conseguente aumento del valore delle quote o azioni ricevute.

Per poter implementare il work for equity, lo statuto dell’impresa deve esplicitamente prevedere la possibilità di adottare tale politica e la facoltà di emettere strumenti finanziari partecipativi in cambio di opere o servizi. È importante sottolineare che le società a responsabilità limitata semplificate, le quali sono soggette all’adozione di uno statuto standard privo della previsione di emissione di strumenti finanziari partecipativi, potrebbero non essere idonee all’applicazione del work for equity a causa delle restrizioni normative.

I piani di work for equity si avvalgono dell’utilizzo di strumenti quali l’assegnazione diretta di quote societarie o l’emissione di stock option rivolte ai dipendenti, agli amministratori o ai collaboratori esterni. Queste forme di remunerazione sono disciplinate da contratti ad hoc che stabiliscono i termini e le condizioni specifiche.

Ad esempio, un avvocato che fornisce consulenza legale a una startup potrebbe essere compensato con quote societarie in luogo del pagamento in denaro per i suoi servizi legali, e tutti i dettagli operativi verrebbero delineati all’interno di un contratto appositamente redatto.

In questo modo, il work for equity si configura come uno strumento flessibile e adattabile alle esigenze specifiche dell’impresa e dei suoi collaboratori, permettendo una sinergia tra gli obiettivi aziendali e gli interessi personali dei professionisti coinvolti nel processo di crescita della startup o della PMI innovativa.

Work for equity: modalità operative

L’implementazione del work for equity in una startup o PMI innovativa segue un processo strutturato che si articola in diverse fasi operative.

Per attivare questo sistema di remunerazione, è fondamentale definire accuratamente i termini e le condizioni attraverso la redazione di un accordo specifico. Questo documento dovrà delineare in maniera dettagliata il tipo di opera o servizio fornito e la valorizzazione economica degli apporti professionali. La valutazione degli apporti deve essere supportata da una perizia di stima, redatta da un esperto come un dottore commercialista o un revisore legale, che determinerà il valore economico delle prestazioni in cambio di quote o strumenti finanziari partecipativi.

Per le società a responsabilità limitata (SRL), gli apporti di prestazioni di servizi effettuati sotto forma di aumento di capitale a pagamento devono essere garantiti tramite una polizza assicurativa o una fideiussione bancaria, oppure, se previsto dall’atto costitutivo, tramite il versamento di una cauzione in denaro. Invece, per le società per azioni (SPA), le prestazioni d’opera e i servizi non possono essere oggetto di conferimento.

Le modalità operative del work for equity si possono classificare in tre schemi principali:

  1. Cessione di quote o azioni ai prestatori d’opera: In questa modalità, la società acquista quote o azioni dai soci per poi cederle ai prestatori d’opera. Questa operazione deve rispettare i limiti previsti dall’art. 2357 del codice civile, che richiede che l’acquisto avvenga nel limite degli utili distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato, e che tutte le azioni o quote siano interamente liberate.
  2. Aumento di capitale a titolo gratuito con assegnazione di azioni o quote di nuova emissione ai prestatori d’opera: Questa procedura comporta l’imputazione a capitale sociale degli utili e delle riserve disponibili dell’ultimo bilancio approvato. Tuttavia, nelle SRL l’aumento di capitale gratuito può avvenire solo a favore dei soci già esistenti, mentre nelle SPA è possibile assegnare l’aumento anche a terzi, ma solo per i dipendenti.
  3. Aumento di capitale a pagamento con assegnazione di azioni o quote di nuova emissione ai prestatori d’opera: Questa opzione permette alle società di aumentare il capitale sociale attraverso nuovi conferimenti da parte dei prestatori d’opera. Le quote o azioni già emesse devono essere state integralmente liberate affinché sia possibile deliberare un aumento del capitale sociale.

Ogni piano di work for equity richiede l’approvazione dell’assemblea dei soci e l’esecuzione delle relative delibere societarie. Il piano può prevedere l’assegnazione immediata delle quote o un meccanismo di vesting, dove i diritti sulle quote maturano gradualmente nel tempo. Nel caso di cessazione del rapporto lavorativo prima della scadenza del vesting, il beneficiario avrà diritto solo a una parte della quota proporzionale alla durata del rapporto.

Il work for equity offre alle startup e PMI innovative uno strumento flessibile per incentivare e remunerare i collaboratori esterni attraverso l’assegnazione di partecipazioni societarie. Tuttavia, è fondamentale che le aziende considerino attentamente le implicazioni legali e finanziarie associate a ciascuna modalità operativa prima di procedere con la sua implementazione.

Team di lavoro che esamina grafici, esempio di analisi di crescita in un'azienda work for equity.

I vantaggi del work for equity

Il work for equity rappresenta una soluzione vantaggiosa sia per le startup e PMI innovative che per i professionisti che vi collaborano. Tra i benefici principali per le imprese troviamo la riduzione dei costi finanziari, poiché la remunerazione avviene mediante l’assegnazione di quote o azioni piuttosto che con pagamenti in contanti. Inoltre, questo strumento può comportare significativi vantaggi fiscali, alleggerendo il carico tributario dell’azienda.

Per i professionisti, il work for equity offre la possibilità di acquisire una partecipazione nell’azienda senza che ciò incida immediatamente sulla loro imposizione fiscale, in quanto l’assegnazione di quote o azioni non è considerata reddito imponibile al momento della ricezione. Questo permette ai collaboratori di condividere il rischio imprenditoriale e, in caso di successo dell’impresa, di beneficiare direttamente della crescita del valore delle loro quote.

Elencando i vantaggi più specifici, si possono evidenziare i seguenti punti:

  • Ottimizzazione delle risorse finanziarie: Le startup possono ottenere servizi professionali senza dover erogare liquidità immediata, preservando così il capitale per investimenti critici e per lo sviluppo dell’attività.
  • Coinvolgimento e motivazione dei collaboratori: I professionisti coinvolti nel work for equity si sentono parte integrante del progetto aziendale e sono più motivati a contribuire attivamente al suo successo, avendo una partecipazione diretta negli eventuali profitti futuri.
  • Miglioramento dell’immagine aziendale: Avere un team di professionisti impegnati e investiti nel progetto migliora la reputazione dell’impresa e può attrarre ulteriori investimenti esterni grazie all’aumento di credibilità sul mercato.
  • Benefici fiscali: Le startup possono usufruire di agevolazioni fiscali legate al work for equity, come la non imponibilità delle quote o azioni assegnate ai collaboratori.
  • Fidelizzazione del personale: L’assegnazione di quote societarie contribuisce a creare un legame a lungo termine tra l’impresa e i suoi collaboratori, che si traduce in una maggiore stabilità organizzativa.
  • Incremento del capitale sociale: Attraverso il work for equity, le aziende possono aumentare il proprio capitale sociale valorizzando il lavoro e il know-how apportato dai collaboratori, senza necessariamente ricorrere a nuovi apporti in denaro.
  • Miglioramento del rating bancario: Una maggiore base patrimoniale e una struttura finanziaria solida possono influire positivamente sul rating bancario dell’impresa, favorendo l’accesso a finanziamenti più vantaggiosi.

Limitazioni e svantaggi

Nonostante il work for equity offra molteplici vantaggi, è fondamentale per le startup e PMI innovative considerare anche le potenziali limitazioni e svantaggi che questo strumento può comportare. Uno degli aspetti critici è la diluizione della proprietà: l’emissione di nuove quote o azioni per remunerare i collaboratori riduce la percentuale di possesso degli attuali soci, potenzialmente limitando il loro controllo sull’impresa.

Inoltre, l’adozione del work for equity richiede un quadro normativo e contrattuale ben definito per evitare complicazioni future. Le startup devono assicurarsi che i termini dell’accordo siano chiari e che sia presente una valutazione precisa del valore delle prestazioni fornite rispetto alle quote o azioni assegnate. Ciò richiede spesso il supporto di consulenti legali e finanziari, con un conseguente aumento dei costi indiretti.

Un altro svantaggio riguarda la possibile discrepanza tra le aspettative dei collaboratori e l’andamento effettivo dell’impresa. Se la startup non dovesse avere successo o crescere come previsto, le quote o azioni potrebbero non aumentare di valore, lasciando i collaboratori con una remunerazione inferiore a quella che avrebbero ottenuto tramite un tradizionale salario.

È anche possibile che la partecipazione azionaria non sia sufficientemente incentivante per alcuni professionisti, specialmente se si preferisce una remunerazione immediata piuttosto che un investimento a lungo termine nell’azienda. Questo potrebbe limitare la disponibilità di talenti disposti ad accettare il work for equity come forma di compensazione.

Infine, le startup devono considerare gli aspetti fiscali e contabili del work for equity. Anche se ci possono essere vantaggi fiscali, l’assegnazione di quote o azioni è soggetta a specifiche normative fiscali che devono essere comprese e gestite correttamente per evitare problemi con le autorità tributarie.

Se il work for equity può essere uno strumento efficace per attrarre e motivare talenti senza gravare sulla liquidità aziendale, è essenziale per le startup ponderare attentamente i rischi associati e assicurarsi di avere le risorse e le competenze necessarie per gestire tali accordi in modo efficace.

Gruppo eterogeneo di collaboratori in ambiente di lavoro, rappresentativi della diversità in un'impresa work for equity.

Agevolazioni fiscali per i beneficiari

Il work for equity non solo rappresenta un’opportunità di crescita per startup e PMI innovative, ma offre anche significative agevolazioni fiscali per i beneficiari. La normativa italiana, in particolare, prevede che i collaboratori esterni possano ricevere azioni, quote o strumenti finanziari partecipativi come remunerazione per i servizi resi, senza che questi concorrano alla formazione del reddito complessivo ai fini delle imposte dirette.

Il D.L. 179/2012, all’articolo 27 comma 4, stabilisce un’importante deroga: gli strumenti finanziari emessi a fronte di prestazioni lavorative o professionali non influiscono sul reddito imponibile del beneficiario nel momento dell’emissione o della compensazione. Questa esenzione è valida per i primi quattro anni di vita della startup, il periodo considerato start-up appunto.

Questo significa che l’assegnazione di azioni o quote nell’ambito del work for equity non solo è esente da imposte, ma non incide nemmeno sul calcolo del reddito imponibile del ricevente. Inoltre, non ci sono restrizioni sulla cessione successiva di questi titoli o strumenti finanziari da parte dei beneficiari, inclusa la possibilità di rivenderli alla stessa startup emittente senza perdere il beneficio fiscale.

Tuttavia, è importante notare che le plusvalenze realizzate dalla vendita di tali strumenti finanziari sono soggette a tassazione ordinaria al momento della cessione. Inoltre, la prestazione di servizi è soggetta all’applicazione dell’IVA, se dovuta. Di conseguenza, i prestatori di servizi devono emettere una fattura regolare e considerare il valore imponibile ai fini contributivi.

Mentre consideri i vantaggi fiscali del work for equity, è essenziale avere il supporto giusto per navigare le complessità legali e operative. Assicurati di fare le scelte giuste per la tua impresa fin dall’inizio.

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Conclusioni

Il work for equity si rivela uno strumento di grande potenzialità per le startup e PMI innovative. Questo modello permette di attrarre competenze e professionalità senza un immediato esborso finanziario, offrendo in cambio una partecipazione al capitale aziendale. Le agevolazioni fiscali, come visto, rappresentano un ulteriore incentivo per i professionisti che scelgono di investire il proprio tempo e le proprie competenze in una realtà imprenditoriale emergente.

Tuttavia, è importante riconoscere che l’adozione del work for equity presenta delle sfide e delle limitazioni. La sua applicabilità è attualmente circoscritta alle società a responsabilità limitata (SRL) e comporta una serie di costi operativi e procedurali non trascurabili, come l’assicurazione o la fideiussione per i conferimenti non monetari, la valutazione peritale del lavoro o dei servizi forniti, e la necessità di un aumento di capitale sociale.

Inoltre, è essenziale predisporre un accordo dettagliato che definisca i termini e le condizioni di emissione delle nuove quote, specialmente se il numero dei beneficiari è considerevole. È fondamentale stabilire con chiarezza gli obiettivi da raggiungere da parte dei professionisti esterni e il momento in cui maturerà il diritto all’assegnazione degli strumenti partecipativi.

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